ARCIDIOCESI DI GORIZIA
Colomba

I meriti e la gloria

Fa veramente impressione il grido lanciato dal messaggero autorevole di Dio, l’angelo con il sigillo del Dio vivente: non devastate!

Lo grida ai quattro vendicatori della violenza sulla faccia della terra, perché attendano, ma tanto più lo sta gridando a noi oggi, esseri dalla spaventosa e cruenta aggressività.

Non devastate la terra con i vostri droni, con i vostri missili, con i vostri scavatori che radono al suolo le case di intere famiglie, dopo aver dato loro due ore di tempo per andarsene dalla propria terra.

Non devastate il mare con le vostre petroliere fatte saltare in aria e incendiate per azioni di guerra e rappresaglie, con i vostri battelli per denaro predoni di ogni forma di vita.

Non devastate, perché questo è il tempo di segnare per la vita i nostri fratelli, è tempo di riservare per il Signore Dio tutti i suoi amici. Questo è tempo di seminare vita, non devastazione.

Non devastate la terra, perché il cielo è già colmo di una moltitudine immensa di nostri fratelli, che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello.

Sono i martiri per Cristo. Toccante la testimonianza alla veglia missionaria diocesana del giovane sacerdote salesiano don Faraz, proveniente dal Pakistan. Cristiani osteggiati, perseguita­ti, martirizzati, ma che ora davanti a Dio e all’Agnello Gesù Cristo risorto cantano la sua gloria e potenza.

Sì, perché c’è un luogo, o forse è meglio dire una condizione esistenziale, dove abita la vita, dove vince la giustizia, dove si è fratelli davvero, dove si canta con gratitudine infinita la bellezza e la bontà di Dio.

Questo è il cielo, è il paradiso, è la nostra patria che ci attende, è il nostro modello, è la nostra scuola per apprendere come vivere ora sulla terra.

Lì ci sono i santi, ora nella gloria per i loro meriti di allora.

E noi li preghiamo, li ascoltiamo, li imitiamo.

il vangelo

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».

(Ap 7,2-3).