Interessantissimo l’articolo di Voce Isontina a p. 12 sull’intervento del nostro teologo Franco Gismano a èStoria. Commento al testo di uno storico, Matteo Al Kalak, Mangiare Dio. Una storia dell’eucarestia del 2021.
Il teologo ha sgomberato il campo da equivoci secolari: la comunione non è il consumo della carne storica di Gesù di Nazareth, ma l’incontro reale con il Corpo di Cristo risorto e trasfigurato.
Mangiare quel pane significa permettere alla vita di Cristo di innestarsi nella propria, diventando energia vitale che trasfigura l’esistenza quotidiana del singolo inserito nella comunità.
È davvero possibile comprendere l’Eucaristia “restandone fuori”, limitandosi cioè ad osservarla come un reperto archeologico? Lo storico opera inevitabilmente come un biologo in un laboratorio: analizza i tessuti, ne traccia l’origine, ne descrive le reazioni. È un lavoro prezioso. Ma nessun biologo, per quanto accurato, potrà mai spiegare il mistero della vita che anima quel corpo.
Don Franco ha paragonato l’esperienza del sacramento all’amore filiale: «È come l’amore di mamma e papà. Io non te lo spiego… Tu inizi a ricevere l’amore di mamma e papà e incominci a scoprire che questa cosa è vera perché ti fa diventare reale, vivo, ti fa crescere». Non c’è un trattato di psicologia che possa spiegare a un bambino perché si sente al sicuro tra le braccia dei genitori; lo sa perché ne riceve l’abbraccio ogni giorno. Allo stesso modo, la verità dell’Eucaristia si svela a chi accetta di entrare in quella relazione vissuta.