ARCIDIOCESI DI GORIZIA

Una luce nuova

Anche il creato sembra quasi accompagnare la verità e bellezza di ciò che celebriamo in questo santo Giorno Natale del Signore.

Immersi nelle tenebre che sembrano quasi sopraffarci nella notte (per noi a queste latitudini) più lunga dell’anno, in queste tenebre, simbolo del male e della paura, splende un raggio di luce nuova.

Tenebre che significano, come canterà il profeta, calzature di soldato che marciava rimbombando e mantelli intrisi di sangue, simbolo delle oppressioni di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

Questo buio viene squarciato dalla luce. Luce che è però un minuscolo Bambino, nato in condizioni di fortuna lontano da casa, come granello di sabbia nei poderosi ingranaggi della storia: imperatori, censimenti generali, occupazioni militari.

Luce che è il canto degli angeli, che sanno e rivelano che quel bambino è un Salvatore, è il Cristo, è il Signore.

È Lui la luce più forte delle tenebre del male, luce che fa cantare la gloria di Dio e fa scaturire la pace per gli uomini.

La luce che ci salva è Dio in persona che visita questa nostra buia storia, che viene in mezzo a noi, che si fa carne fragile come la nostra, ma vi mette dentro la sua Vita, la sua Vita divina.

Carne umana, Vita divina: ne esce una nuova umanità che anche è luce, un popolo nuovo che è la Chiesa, un popolo che vive lottando contro le tenebre del male, che vive con sobrietà, con giustizia e pietà, ci incoraggia l’apostolo Paolo.

Sobrietà con se stessi e nei confronti del creato; giustizia verso gli altri e nella comunità umana; pietà, cioè gratitudine e venerazione verso Dio, che viene finalmente accolto, pacificando così il cielo e la terra.

Davvero tutto questo è motivo di gioia, davvero è un raggio di luce nuova in questa nostra umanità ferita nella speranza da tante umiliazioni.

Santo Natale del Signore Gesù!

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il vangelo

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

(Lc 2,1-12)