Sono singolari le parole che oggi il Signore Gesù ci rivolge; e ci lasciano pensosi. Intanto appaiono nel suo dire alcune categorie di persone: gli affaticati, i sovraccaricati, i sapienti, gli intelligenti, i piccoli. E noi, in chi ci riconosciamo?
Se riteniamo di essere sapienti, cioè di aver capito tutto della vita e di essere molto acuti, Gesù benedice il Padre di tutti perché ha nascosto a queste persone il segreto della vita. Singolare, no?
Forse ci riconosciamo negli affaticati: quanti genitori si sentono così! Costretti a correre tutta la settimana tra impegni vari dei figli e propri; e non si è sempre sicuri che siano tutte cose essenziali o necessarie…
Se ci sentiamo oppressi, cioè coloro che portano un peso troppo grande per le loro spalle, dobbiamo forse distinguere. Ci sono pesi che nascono dall’amore, dalla cura dei propri cari tanto fragili, da condizioni di lavoro troppo intense.
Ma ci sono oppressioni che nascono dall’ingiustizia, dalla prevaricazione, dall’avidità, anche qui nella nostra terra. Pensiamo allo sfruttamento di tanti lavoratori, specialmente stranieri.
Agli affaticati e agli oppressi il Signore dice: venite a me, e si propone come amico sicuro.
Prendete il mio giogo: ed è l’amicizia con lui, che ci rivela la volontà del Padre e rende leggera la nostra vita trasformandola in un’offerta di amore.
Imparate da me, ci scongiura, perché lui è mite e umile, ed è capace di creare pace attorno a sé.
Non ci parla di prestazioni, il Signore, ma di affidamento.
Non ci spinge verso conflitti inutili, ma ci conduce alla pace.
Non genera morte, il Signore, ma sa far sgorgare la vita anche dalla morte.
Se accogliamo il suo invito, saremo quei piccoli ai quali il Padre ha rivelato il segreto della vita.
E in noi sgorgherà una gioia santa.
il vangelo
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
(Mt 11,25-30)