Gesù prende con sé i suoi tre discepoli fidati e vanno su un alto monte come quando, sul monte Sinai, Dio si rivelerà a Mosè, donandogli le dieci parole della libertà. Vanno in alto, come se fossero più vicini a Dio.
L’alto monte non indica soltanto un luogo, quanto piuttosto un’esperienza di intimità con il Signore. Come quando anche a noi, saliti in montagna, capita di sentirci sollevati, oppure come gli esercizi spirituali, dove si gusta davvero la presenza del Signore.
Nel dialogo con Mosè ed Elia è come se in Gesù venisse ricapitolata tutta la storia dell’Antico Testamento. È un’esperienza mistica, i discepoli vedono rivelarsi la sua natura divina.
Ai discepoli, e anche a noi, piace contemplare il volto luminoso di Gesù; poi invece la nube luminosa impaurisce. Forse è la paura delle cose che non conosciamo. È molto umana la paura dei discepoli di udire la voce di Dio; e forse in questo anche noi siamo discepoli.
Alzatevi e non temete, racconta il Vangelo, e videro Gesù solo: la paura passa guardando Gesù, nel suo volto essa trova un posto dove essere accolta e i discepoli un luogo di rifugio per riprendere il cammino.
Infatti si sentono poi sollevati e desiderano restare con Gesù, che è come se dicesse: se seguite me, vi darò coraggio per superare le fatiche della vita.
La voce del cielo ci chiede: Ascoltatelo. È un richiamo anche per noi a cercare momenti di silenzio, perché siamo abituati a vivere nella frenesia.
La nube nasconde la realtà di Dio, ma nel contempo lo rivela ed è luminosa, anche questa.
Come Gesù è il prescelto di Dio, così i tre discepoli sono i prescelti da Gesù per diffondere nel mondo il vangelo della risurrezione, quando lui verrà meno. Seguendo lui, abbiamo pienezza di vita ineguagliabile.
(Comunità di Scodovacca)
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il vangelo
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
(Mt 17,1-9)