Così vede e chiede che siano le nostre Comunità la preghiera iniziale della celebrazione odierna: illuminate dalla Parola.
Perché se le nostre Comunità si lasciano illuminare dalla Parola del Signore diventano segno di speranza, specie per chi si trova nel buio interiore e anela alla luce.
Quella di Dio è una Parola che illumina. Ti rivela che sei voluto e amato, cioè creato, non frutto soltanto del caso e della necessità, come scriveva lo scienziato Jacques Monod nel suo famosissimo saggio degli anni ‘70.
Se la Parola di Dio gridata dai profeti ha illuminato le vicende difficili e liete del popolo di Israele, Gesù di Nazareth è la Parola di Dio fatta carne, che ha abitato in mezzo a noi.
Il suo chiarore ancora ci rischiara nelle parole del Vangelo e della Scrittura proclamate dalla Chiesa, insegnate ai nostri figli, ascoltate e accolte con la fede da chi accetta di fargli spazio e di lasciarsi illuminare dal suo modo di essere.
Quella di Dio, poi, è una Parola che chiama. Lo vediamo nel Vangelo odierno, dove Gesù inizia la sua Chiesa, cioè comunità di chiamati, con due coppie di fratelli, semplici pescatori di lago del nord di Israele.
Oggi ancora la Parola di Dio ci chiama a vivere seguendo le vie della libertà, i comandamenti, o le vie della gioia, le beatitudini, modi straordinari di essere, amando e non strattonati dai nostri impulsi e istinti, né teleguidati dall’onnipresente mercato.
Infine, quella di Dio è una Parola che guarisce, così potente che è capace di perdonare, di farci rialzare ogni volta che siamo caduti preda delle nostre fragilità e peccati.
Ben lo aveva compreso quel pagano, ufficiale romano, e noi con lui in ogni eucarestia: Signore non son degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato.
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il vangelo
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
(Mt 4,12-23)