ARCIDIOCESI DI GORIZIA

 Giustizia

Oggi riceviamo una lezione magistrale dalla Parola del Signore, che ci fa apprezzare la differenza cristiana e, a volte, l’enorme distanza dal pensiero comune e da tante prassi diffuse.

Rancore e ira sono cose terribili, rivela già l’Antico Testamento nel libro del Siracide. Eppure rancore e ira guidano il cuore e le scelte di tanta parte dell’umanità.

Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?, sentenzia ancora l’autore sacro. Eppure oggi la rabbia viene alimentata ad arte addirittura contro categorie intere di persone, troppo spesso poveri e senza protezioni.

Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio?, conclude il Siracide.

Eppure oggi quante notizie siamo costretti ad ascoltare di uomini che per rancore uccidono compagne o familiari.

Perdona l’offesa al tuo prossimo, ci implora la Parola di Dio. Perché non siamo nostri. Siamo del Signore, ci ricorda con gioia l’apostolo Paolo.

Per questo non viviamo aggrappati e riferiti soltanto a noi stessi, ma a Lui, il Signore che ha dato la sua vita per noi.

Gesù nel Vangelo odierno porta a compimento il capovolgimento divino della storia umana.

Con maestosa sottigliezza accenna al canto di Lamech, discendente di Caino, che si vantava con le sue mogli cantando: sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette. Inaugurando così la costosissima prassi della deterrenza: se mi tocchi, ti andrà peggio assai.

Gesù è diverso. Ci ricorda che siamo debitori radicalmente insolventi: che possiamo dare infatti per la vita ricevuta, per essere salvati dalla morte eterna grazie alla Pasqua di Cristo? Soltanto il perdono delle offese ricevute è all’altezza di questo debito impagabile.

Ciò che è ci rovina non sono le ferite subite, ma l’incapacità di lasciarci attrarre nel vortice d’amore di Dio, che ci avvolge di perdono.

In questo consiste infatti la sua giustizia.

il vangelo

Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».

(Mt 18,21-35)