Ricordati!, esordisce la Parola di Dio in questa solennità del Corpo e Sangue del Signore. Che cosa dovremmo ricordare?
Ricordati di tutto il cammino della tua esistenza, che è un cammino verso una meta, verso la vita e la libertà,A e non un vagare attratti qua e là a caso da immagini luccicanti, come falene notturne destinate a bruciarsi le ali attorno ad una candela accesa nel buio.
Ricordati che nella selva in intricata dei tuoi bisogni, più o meno soddisfatti, a te non basta soltanto il pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non ci può bastare, infatti, il soddisfacimento dei nostri bisogni materiali. Abbiamo bisogno soprattutto di parole e di Parola: parole di affetto, parole di incoraggiamento e stima, parole che orientino le nostre scelte, parole di perdono.
Noi cristiani però sappiamo bene che a noi è stata rivolta anche una Parola che viene da lontano, Parola che viene dall’alto, che viene da Dio stesso.
Parola che ha chiamato all’esistenza questo splendido maestoso universo, donandogli razionalità e senso.
Parola che illumina in profondità il nostro essere umani, rivelandoci chi siamo davvero e qual è la nostra vocazione.
Parola che si è fatta carne, cioè umana, in Gesù di Nazareth: in lui, parola udibile, parola comprensibile, parola che illumina, guarisce, orienta, perdona.
Parola che si fa pane nell’eucarestia, da quell’Ultima Cena pasquale a Gerusalemme sino all’ultimo villaggio sperduto nella foresta amazzonica oggi.
Non di solo pane, ci ricorda il Signore Dio; e Lui invece si fa pane, perché sa che per noi è tanto difficile alzare lo sguardo al cielo per nutrirci di Lui.
Per questo scende sulla terra e si fa cibo: semplice, povero, ma pieno di Dio.
Cibo che dà vita, ma quella per sempre. Cibo che dà forza, ma per amare e non per sopraffare.
Cibo che unisce e fa diventare fratelli coloro che lo accolgono.
Come noi, qui, oggi.
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il vangelo
Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
(Gv 6,51)