È una pace disarmata e disarmante, una pace umile e perseverante, quella che Papa Leone implora per questo mondo.
Un mondo in cui per raggiungere la stessa pace si fa la guerra; in cui si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza a reagire agli attacchi e a rispondere alle violenze.
Un mondo in cui le spese militari sono aumentate del 9,4%; in cui il rapporto tra i popoli è basato su paura e dominio; in cui si benedice il nazionalismo e si giustifica “religiosamente la violenza e la lotta armata”.
I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio.
Insieme all’azione, il Papa chiede di coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture.
Occorre mostrare che la pace non è un’utopia.
Infatti quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace.
È necessaria la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali.
