È la parabola del buon samaritano raccontata nel Vangelo di Luca il filo conduttore del messaggio per la Giornata che ricorrerà il prossimo 11/02.
Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano.
Leone XIV ricorda che il Buon Samaritano, vedendo un uomo ferito lungo la strada verso Gerico, non è “passato oltre”, ma si è fermato, offrendogli “vicinanza umana e solidale”. Soprattutto, gli ha donato “il proprio tempo”. La morale, dunque, non risiede tanto nell’identificazione del prossimo, quanto nel farsi prossimi.
L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita.
Il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio. Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti.